Concorso Nazionale di Composizione Santa Giulia 2017

Paolo Pandolfo è risultato vincitore della Terza edizione del CONCORSO NAZIONALE DI COMPOSIZIONE DI MUSICA SACRA SANTA GIULIA
Il Concorso è stato bandito dalla Diocesi di Livorno, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Studi Musicali “P. Mascagni” di Livorno.

Tema del concorso era la composizione di un  Oratorio per gruppo da camera,  con un testo che si doveva ispirare al Martirio di Santa Giulia vergine e martire.

L’oratorio intitolato “La Croce di Giulia”, su libretto del prof. Giovanni Ponchio, è risultato il migliore secondo la commissione di tecnici.

La premiazione è avvenuta il 21 maggio 2017 a Livorno con la consegna della Targa da parte del Vescovo di Livorno Simone Giusti e di don Simone Barbieri, ideatore del concorso.

Riportiamo l’articolo sulla “Settimana di Livorno”

Ecco chi ha vinto il Concorso musicale Santa Giulia del 2017

Si chiama Paolo Pandolfo ed è il vincitore della terza edizione del Concorso nazionale di composizione di musica sacra Santa Giulia, realizzato dalla Diocesi di Livorno in collaborazione con l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Pietro Mascagni“; nato in un piccolo paesino vicino ai Colli Euganei in provincia di Padova, Cervarese Santa Croce, ha conseguito il diploma in Composizione con il M° Wolfango Dalla Vecchia al Conservatorio Pollini di Padova.
In questa intervista ci racconta come è nato il componimento e la sua storia

“Ho visto per la prima volta a metà novembre del 2016 (via internet) il Concorso Nazionale di Composizione di Musica Sacra “Santa Giulia”. L’idea di creare un lavoro di queste dimensioni era già nelle mie corde, avendo appena completato il Requiem per soli, coro e orchestra, scritto nel ventesimo anniversario della morte di mia madre. In effetti, è abbastanza raro nei concorsi trovare proposte così appassionanti ed impegnative; dopo l’entusiasmo iniziale, però, ho accantonato il tutto, pensando che avrei avuto ormai troppo poco tempo a disposizione (avrei dovuto scrivere tutto entro le vacanze di Natale: libretto e musica).
Dopo circa un mese, mi sono imbattuto ancora nel bando e ho pensato, senza troppe pretese, di girare il racconto del martirio al Prof. Giovanni Ponchio di Abano Terme con cui avevo già avuto una collaborazione per un altro Oratorio sacro.
Con sorpresa, già il giorno successivo, mi arrivò un primo schema con l’impostazione e la sequenza delle “scene”.
È stato un “colpo di fulmine”.
Non appena ho immaginato la barca dei monaci che arriva nella spiaggia del martirio già consumato, ho messo le mani sulla tastiera ed è cominciato ad “uscire” qualcosa di magico. Ricordo bene la sensazione di dover scrivere per non dimenticarmi i passaggi; poi mi sono fermato un attimo, stavo improvvisando in si minore, ma poi, all’improvviso, mi è ritornata alla mente una sfuriata che tanti anni fa ci fece il professore di Letteratura poetica e drammatica, in Conservatorio a Padova; egli ci disse in tono quasi canzonatorio: “adesso vi sentite tutti dell’avanguardia, ma quando avrete superato i quarant’anni e vorrete scrivere musica per toccare i cuori, sarete costretti a scrivere in re minore!”. E così ho fatto, l’oratorio inizia in re minore”.
Ho immediatamente inviato un’email al librettista con scritto: “Si Fa!”. Era il 17 dicembre 2016 e il lavoro è stato completato il 30 dicembre, orchestrazione compresa.
Sono stati 14 giorni di “tranche” creativa, vissuti “in clandestinità” nel mio posticino in mansarda, sotto l’occhio vigile del mio “fido” gatto. Tutte le festività del Santo Natale hanno mantenuto un piccolo mondo segreto nella mia testa. Non a caso, inconsapevolmente, l’aria principale di Giulia è scritta in sei ottavi, un tempo quasi di pastorale; forse perché è nata nelle due ore magiche dopo la messa di mezzanotte, quando il senso di una notte di pace mi ha concesso di sentire la forza interiore di Giulia.
Messaggio al librettista del 30 dicembre: “FINITO!!! Riordino le idee dopo un viaggio in altre dimensioni””.

LA MUSICA E LA STORIA
Tutto si svolge nel nostro martoriato Mediterraneo. Vi è un mercante siriano e una giovane schiava tunisina (cartaginese) che sacrifica la sua vita su una spiaggia europea. Basta solo questo per percepire l’attualità di questa storia.
Il suono del fagotto emerge con un cupo tema su un pedale di re minore; è un’umile barca di monaci che sembra materializzarsi dalla foschia del mare verso una spiaggia dove si è consumato un martirio.
La prima parte dell’Oratorio sviluppa la storia sotto la Croce di Giulia (uccisa da un signore locale dopo che il suo padrone Eusebio è stato raggirato e drogato) e si chiude con il tema della brutalità umana, rappresentato da una serie discendente d’intervalli di ‘quinta giusta’, vietati dalla “grammatica” musicale classica, ma che simbolicamente generano un tema composto di sistematici “peccati musicali” intervallati da guizzi strumentali di concatenazioni armoniche più ardite e mefistofeliche. È evidente il contrasto con la generale struttura armonica dell’oratorio, molto più semplice e lineare.
Particolare rilievo ha l’utilizzo frequente di un’armonizzazione a tre voci che richiede più attenzione al compositore nel mantenere la completezza degli accordi e che rende pregnanti ed indispensabili tutte le parti. È una premonizione del coro a tre voci che commenterà lo strazio dell’umana miseria dopo la morte di Giulia.
Solo nella seconda parte Giulia canta, e lo fa su due arie costruite in granitiche tonalità maggiori (Re e La bemolle); è un’umile schiava, ma ricca e forte di certezze, ella si sente libera, ella è libera, perché ha la luce di Cristo nel cuore. Questa sua forza finirà per “contaminare”, trasformando le miserie umane in vittorie della fede. Anche il diabolico violino, che oltraggiava Giulia nel tentativo di corromperla, nel finale duetta con lei, vinto dalla sua purezza.
Dopo la morte di Giulia, uno spoglio corale a cappella (a tre voci) sfocia nel mesto tema del prologo iniziale, portando in primo piano tutto lo strazio di Eusebio.
Egli canta sulla melodia della sua schiava e rincorre con la memoria le sue parole semplici, gli sembra addirittura di sentire la sua voce cantare con lui.
Dopo questo contrappunto emotivo, Eusebio realizza che Giulia sta compiendo il suo primo miracolo: la sua conversione; una nuova luce pervade il suo animo e il cupo tema del prologo si trasfigura in modo maggiore. È qui che il basso si raccoglie, partendo da una nota profonda, e, dopo un primo tentativo, prende lo slancio verso la meritata salvezza; Eusebio attinge alla nuova forza interiore e abbraccia tutti in un ampio e toccante corale finale, una luce di gloria che accompagna la partenza dei monaci con il corpo di Giulia per consegnarlo alla nostra venerazione.

Livorno 17/05/2017