Her Trees

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Solo se osservi le cose semplici puoi accorgerti dei miracoli.
“Her trees”, i “suoi alberi”, inizia con un’atmosfera afosa di suoni statici e pesanti su cui galleggia un tenero e ripetitivo disegno musicale: è il palcoscenico che ripercorre un dramma ed un miracolo.
E’ la musica scaturita da un caldo giardino d’estate quando il sole cocente si fonde con l’aria e con il canto delle cicale che qualche volta si interrompe e ti fa percepire che esiste il silenzio.
Entrammo in quel verde regno d’alberi, dove anche i rami piegati dai grappoli dei frutti sembravano soffrire quel calore immobile.
Solo pochi mesi prima, circondata da una radiosa primavera, era stato il giardino fiorito di una giovane mamma, che l’aveva curato e amato per anni. Ma quella dolce ninfa da qualche settimana non c’era più.
I suoi genitori raccoglievano quella frutta e te la offrivano con una strana energia, prendevano le pesche dal loro grembo e dai rami, non era possibile rifiutare, poi ti accompagnavano con sguardo amorevole finchè assaporavi il gusto dell’estate.
Erano frutti particolari, nati dai fiori che in primavera avevano accarezzato la loro figlia, forse era stata proprio lei, con la complicità del vento e delle api a farli fecondare.
Erano frutti dell’amorevole cura della figlia e loro li amavano e si curavano che portassero a termine il destino che la natura gli aveva riservato.
Non conobbi mai la giovane madre ma la stavo vivendo attraverso i “suoi alberi”.

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