Consolazione

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Mettiamoci in ascolto, guardiamo dentro di noi e troveremo quella semplicità che ci farà apprezzare un’esistenza libera dalla frenesia della quotidianità. Solo allora sentiremo quel “leitmotiv” su cui poter costruire un’esistenza semplice che ci farà percepire la vera grandezza del creato soffermandoci sulle piccole cose, un sasso, una pianta, uno sguardo. Forse sapremo “sentire” l’essenza della bellezza del disegno divino.
Coglieremo dalle semplici note di un pianoforte un’intera orchestra di sensazioni, senza bisogno di intermediazioni: nei momenti di sconforto, in qualsiasi direzione volgeremo lo sguardo, sapremo trovare una fiammella di “consolazione”.
Una frase musicale semplice, fatta di una concatenazione principalmente di crome, emerge timidamente, ma con sempre maggiore chiarezza, da un impasto sonoro frutto di un flusso discendente di bicordi dove prevale l’intervallo di quarta. I ritmi iniziali, disarticolati fra le due mani, si ricompongono subito portando da sonorità modaleggianti ad armonie placidamente tonali.
Sulla riproposizione quasi rassegnata di questo modello è costruita una teoria di ricami e melodie, ora nuove e ora riecheggianti il flusso discendente iniziale. I contrappunti, sempre più densi, culminano in fanfare, ma poi passano; da questi echi riemerge l’ostinata melodia, con nuovi abbellimenti e con la consapevolezza che “il tutto” si basa su di essa. E’ così forte da riuscire a caricarsi sulle spalle anche le cascate introduttive, a lei armonicamente quasi estranee. Ha vinto, e alla fine si congeda con limpida serenità.
E’ un pianoforte orchestrale che attinge a tutte le sue risorse per esprimere sonorità che sembrano voler superare la fisicità delle due mani.